lunedì 14 novembre 2011

necessità

La gente comune le chiama necessità, bisogni..
Mi capita spesso di chiedermi quali fra questi siano poi realmente essenziali per l'uomo.
In senso spicciolo potrebbe trattarsi semplicemente di cibo ed acqua, insomma, quanto basta per vivere.
Necessità alimentari, necessità primarie.
In senso lato il termine assume diversi significati, significati che cambiano a seconda dei casi e delle persone, dei pensieri, dei sentimenti.

Ad esempio, ero convinta di possedere lo stretto indispensabile per sentirmi ufficialmente completa.
Mi sbagliavo.
Manca quel tassello, importante, sul quale ho tentato di costruire nel tempo una traballante torre di Babele che qualche ora fa è crollata.
Stranamente non ha fatto rumore.
E di questo mi stupisco.
Mi sarei immaginata un gran boato, misto fra urla e grida d'incitamento.
Un frastuono epocale, strilla di rabbia e pianti isterici.

Nulla. Il tutto è piombato in terra in un assoluto ed inaspettato silenzio che ha rivestito il paesaggio delle mie emozioni d'un aurea azzurrina ed apaticamente fredda.

Vorrei stupirmi di me stessa, ammirarmi nella mia più completa esaltazione d'autostima.
Mi piacerebbe provare rabbia ed indignazione, mi piacerebbe avere delle necessità differenti.

Invece mi chiamo Ginevra Suraci.
E mando giù a modo mio l'ennesimo boccone amaro.
Ed altresì ammiro, indubbiamente, la mia lucida rassegnazione.





Imposto il grassetto/corsivo ed in caratteri cubitali digito la parola

FINE.